Brod praticò un piccolo foro nella parete in modo che potesse parlarle dalla stanza da letto vicina dove si era auto-esiliato […] E facevano l’amore attraverso il foro. I tre amanti premuti l’uno all’altra ma senza mai toccarsi del tutto. L’uomo di Kolki baciava il muro, e Brod baciava il muro, ma il muro egoista non ricambiava mai il bacio di nessuno dei due. L’uomo di Kolki premeva il palmo delle mani contro il muro e Brod, che al muro dava le spalle per accogliere l’amore, premeva il dietro delle cosce contro il muro, ma il muro rimaneva indifferente, assolutamente insensibile a ciò che loro due si sforzavano di fare.
Vivevano con il foro. L’assenza che lo definiva diventò una presenza che definiva loro due. La vita era un piccolo spazio negativo ritagliato nell’eterna solidità, e per la prima volta era sentito come prezioso - non come tutte le parole che erano giunte a non voler dir nulla, ma come l’ultimo respiro di una vittima che sta affogando. […] Il foro non è il vuoto; il vuoto esiste attorno ad esso.

Ogni cosa è illuminata di Jonathan Safran Foer